Arco è una Comunità socio-terapeutica che accoglie giovani adolescenti bisognosi di aiuto. Nata nel 2013 è una struttura residenziale aperta con 9 posti, che accoglie ragazze e ragazzi di età compresa tra i 15 e i 18 anni, il cui sviluppo psichico richiede un‘attenzione specifica di tipo psico-socio-terapeutico. Il programma prevede un progetto individualizzato pianificato su dodici-diciotto mesi. Si offre un luogo di cura, protezione, crescita e condivisione, in uno spazio dove la dimensione di gruppo, l’aspetto della residenzialità e della quotidianità permettono di integrare interventi educativi, socio-terapeutici, medico-psicologici e riabilitativi, promuovendo la ripresa dei naturali processi evolutivi dell’adolescente.
La Comunità è inserita nel più ampio contesto della Fondazione Don Guanella, a Riva San Vitale, e può beneficiare di tutti i grandi spazi esistenti: il parco, la palestra boulder, il campo da calcio e quello da basket, le serre, gli orti.
Arco risponde al bisogno di un collocamento residenziale per quelle situazioni che non possono essere accolte con una presa a carico ambulatoriale. Al giovane si chiede la capacità di vivere lontano dalla famiglia, accordare la riduzione delle sue libertà e la motivazione ad un impegno socio-terapeutico. L’intervento si basa su un approccio condotto da un’équipe multidisciplinare composta da una ventina di operatori con differenti professionalità. Sommata alla presa a carico individuale socio-educativa, la proposta comprende anche la partecipazione di tutti i residenti ai vari laboratori terapeutici condotti da specialisti della materia. Si ripone fiducia al sé sano di ogni individuo, connesso al suo potenziale creativo inteso come un’esperienza curativa e di scoperta di sé.
La Comunità Arco si trova nel cuore del paese di Riva San Vitale, all’interno della Fondazione don Guanella. Questo contesto permette di usufruire di ampi spazi e strutture, come:
Questi spazi sono fondamentali per offrire un ambiente stimolante e sereno, favorendo il benessere e la socializzazione.
Contatti da rivedere
Abbiamo scelto il nome “Arco” perché rappresenta al meglio il percorso e la missione della nostra Comunità.
L’arco è un simbolo di tensione tra opposti: il legno e la corda creano equilibrio per esistere e funzionare. Se uno dei due elementi prevalesse troppo sull’altro, l’arco si spezzerebbe o perderebbe la sua funzione.
Questo concetto ci ispira a cercare l’equilibrio anche nelle sfide che affrontiamo. Inoltre, l’arco è un simbolo ricco di significati:
L’arco, quindi, è una metafora perfetta per il viaggio di trasformazione e crescita che ogni adolescente compie durante il suo percorso nella nostra Comunità.
La Comunità Arco accoglie ragazze e ragazzi che hanno bisogno di un supporto psico-socioterapeutico specifico per riprendere i propri processi di crescita interrotti. Il percorso ha una durata di 12 mesi, durante i quali le persone ospitate sperimentano nuove relazioni significative con l’obiettivo di ricostruire, rinarrare e risignificare la propria storia personale. Questo permette loro di raggiungere un recupero funzionale e migliorare il benessere complessivo.
Il percorso inizia con la segnalazione del giovane da parte di un servizio inviante (UAP, SMP) e si sviluppa attraverso tre fasi progressive.
I primi approcci avvengono nella fase di avvicinamento, che prevede dei colloqui e la partecipazione ad alcune attività della struttura. Questo consente al giovane e all’équipe di stabilire una prima conoscenza.
L’ammissione porta alla firma del patto terapeutico, sia come condivisione delle regole
interne che dei primi obiettivi generali del percorso. In questo momento inizia la prima fase, incentrata soprattutto sull’accoglienza, l’inserimento in un nuovo contesto di vita il fidarsi e l’affidarsi.
Le attività avvengono all’interno della comunità e la settimana è strutturata dai laboratori e dalla psicoterapia. Il lavoro educativo della quotidianità consente al giovane di acquisire ritmi di vita regolari e di vivere esperienze diversificate all’interno di una dinamica di gruppo. I contatti con l’esterno e con la famiglia, sono ridotti e mediati dall’équipe.
Dopo questo periodo d’osservazione, si passa alla seconda fase, la più lunga e corposa, in cui avviene la stesura del primo progetto terapeutico individualizzato, che consente di formulare una progettualità concreta attraverso obiettivi e interventi condivisi col giovane, la famiglia e la rete.
Sono mesi di sviluppo in cui il giovane è “all’opera”, attivando le sue risorse e
sviluppando nuove capacità. I contatti con la famiglia sono ampliati e i congedi al domicilio avviati.
La terza fase è quella che si conclude con la dimissione. Quest’ultima è preparata
anticipatamente grazie a mesi di sperimentazione e verifica in cui il giovane si confronta gradualmente nei suoi ambiti di vita. Le dimissioni avvengono con un rientro a casa, il passaggio ad un altro istituto o ad una abitazione in autonomia.
Dopo la dimissione le persone ospitate possono proseguire il proprio percorso di crescita e indipendenza all’interno della Fondazione aderendo a progetti come Casetta e Freccia, che offrono supporto continuo e opportunità di sviluppo.
Offriamo diverse attività e servizi che favoriscono il benessere e la crescita personale di ragazze e ragazzi. Questi includono:
Ogni giorno proponiamo laboratori che stimolano la creatività, le capacità pratiche e la riflessione personale. Tra questi:
Si propone al giovane un lavoro volto ad aumentare la capacità critica e la consapevolezza, indagando la natura e l’ampiezza dei conflitti, si analizzano le risposte ad essi e si cerca infine di elaborarli.
Con la mediazione e il sostegno di due terapeuti vengono affrontati temi di differente natura, con i quali i ragazzi si possono confrontare e attorno ai quali costruire un pensiero personale e di gruppo.
Il pedopsichiatra si occupa di valutare lo stato psichico del giovane e la pertinenza di una terapia farmacologica.
Il lavoro con la famiglia prevede dei colloqui regolari in cui riflettere sul sistema famigliare e sulle relazioni.
La famiglia è parte integrante della cura e del percorso del figlio o della figlia.
Una Casa capace di accogliere due adolescenti con una presa a carico di tipo residenziale successiva al collocamento ad Arco.
Una sorta di ponte tra la vita in Comunità e quella autonoma e indipendente.
Il destinatario di questa possibilità è un giovane vicino alla maggiore età, pronto ad uscire dalla Comunità, ma ancora bisognoso di protezione e di un accompagnamento verso il mondo sociale e professionale.
La Casa, situata all’interno del perimetro della Fondazione Don Guanella di Riva San Vitale e al contempo a ridosso del centro del paese, permette di continuare a prendersi cura degli ospiti secondo gli stessi principi terapeutici di Arco, ma in una modalità profondamente diversa. Vengono infatti mantenuti e perseguiti gli obiettivi terapeutici individuali, in un contesto però meno rigido, dove vengono valorizzate le capacità personali di ciascuno.
Durante la permanenza in casetta i ragazzi frequentano una scuola o un apprendistato, esterno alla struttura, ma mantengono gli spazi della psicoterapia individuale e di gruppo, i confronti con l’educatore di riferimento, i colloqui con il pedopsichiatra, gli incontri con la direzione. Sono sostenuti ad ampliare la rete sociale e a beneficiare del tempo libero. I contatti con la famiglia sono regolati dai membri stessi e gestiti con sempre maggior autonomia.
Le prestazioni offerte riguardano essenzialmente l’accompagnamento del giovane da parte dell’educatore di riferimento nel suo percorso di sviluppo e inserimento nel contesto scolastico, professionale e di autonomia di vita.
Ad aiutare l’educatore di riferimento in questo compito rimangono anche le altre figure professionali della Comunità già attive nel percorso dell’ospite (psicoterapeuta, psicologa delle famiglie, pedopsichiatra, direzione).
La struttura è costituita da una casetta su tre piani posta a sinistra del cancello d’entrata dell’Istituto con una superficie totale di 80 m². Gli ospiti hanno a disposizione un locale comune al pianoterra comprendente la cucina e il soggiorno (oltre a un piccolo giardino) e, ai piani superiori, due camere singole, ognuna con il proprio bagno; ciò permette di avere dei momenti di condivisione e la propria privacy.
Freccia è un progetto della Comunità socio-terapeutica Arco sostenuta dalla Fondazione Don Guanella che riguarda essenzialmente l’accompagnamento di alcuni giovani, già conosciuti in comunità e in Casetta, nei loro percorsi di sviluppo e di autonomia di vita in piccoli appartamenti individuali sul territorio.
Gli educatori di Arco avranno l’incarico di sostenere e accompagnare il giovane realizzando insieme i seguenti compiti: ricercare e trovare un appartamento idoneo; sostenerlo nella sua emancipazione soprattutto dal punto di vista dell’autonomia di base, della gestione del denaro, della presa di contatto con i servizi; mantenere e promuovere il lavoro di rete; favorire il progetto scolastico/formativo; accompagnarlo nell’esplorazione delle possibilità culturali, sociali e di svago che la società offre.
L’appartamento messo a disposizione sarà il personale luogo di vita del giovane per tutta la durata del progetto e, al termine (compiuti vent’anni), se lo vorrà e se le sue risorse psico-sociali ed economiche lo permetteranno, potrà diventarne il reale inquilino, rilevando il contratto d’affitto a suo nome.
Vivere in un piccolo appartamento in autonomia a diciott’anni non è scontato né semplice; costituisce invece una grande sfida evolutiva e personale a trecentosessanta gradi. Per affrontare questa sfida il giovane non sarà solo: con lui ci saranno due educatori pronti a rispondere alle sue variegate richieste.
Gli educatori offriranno sostegno nelle piccole cose concrete della quotidianità: sturare un lavandino, sostituire il sacco dell’aspirapolvere, smaltire i rifiuti, riempire con criterio il frigorifero, dosare la giusta quantità di cibo, mantenere ordine e pulizia, rispettare i turni della lavanderia o caricare la tessera.
Accanto agli aspetti pratici, il giovane sarà accompagnato anche nei dilemmi più complessi: imparare a gestire la solitudine, trovare il proprio ritmo di vita, relazionarsi con i vicini, sapere a chi rivolgersi per i diversi problemi, costruire relazioni sociali, aprire e gestire la corrispondenza, far bastare il denaro fino alla fine del mese.
Al giovane è richiesto di imparare ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, anche in merito a eventuali comportamenti a rischio. Potrà comunque condividere con gli educatori dubbi e difficoltà, imparando così a gestire al meglio la propria libertà in modo consapevole e responsabile.
Il progetto è rivolto a minori che vivono una fase di ritiro sociale e alle loro famiglie, senza un vincolo di tempo. “Hikikomori“ è un giovane in autoreclusione che abbandona dapprima la scuola o il lavoro e si sottrae gradualmente dalle relazioni sociali, dalle sfide evolutive e dalle proprie responsabilità trascorrendo la quotidianità all’interno della propria camera, in totale o parziale isolamento.
Lo scopo di questo intervento, svolto da parte di una piccola équipe multidisciplinare, è permettere ai giovani in ritiro sociale e alle loro famiglie, di uscire dall’isolamento grazie a un programma al domicilio (home visiting), laddove le forme tradizionali di aiuto e sostegno sono state rifiutate o inefficaci. L’obiettivo principale consiste nello sblocco evolutivo, nel sostegno alla crescita e nell’aiutare gli “hikikomori” ad uscire dal bunker, facendo leva sulla loro resilienza e sulle risorse della famiglia.
• Assenze scolastiche fino ad assenteismo totale;
• inversione del ritmo sonno veglia;
• alternanza di comportamenti di dipendenza / aggressività verso i famigliari;
• trascuratezza di aspetto e igiene;
• alimentazione irregolare;
• disagio a cui difficilmente segue una domanda d’aiuto;
• relazioni sociali esigue o nulle;
• possibile abuso di internet e videogiochi;
• possibile sviluppo di sintomi ossessivi, episodi psicotici o deliri persecutori.
Simona Lietti – Direttrice pedagogica
Dr. med. Marco Zambotti – Medico pedopsichiatra FMH e Direttore sanitario
Ilan Gheiler – Responsabile terapeutico e terapeuta individuale dei ragazzi
Elena Sofia Sassi – Psicologa delle famiglie
Giada Leidi – Psicologa delle famiglie
Puoi aumentare il contrasto, ingrandire il testo, evidenziare i link e personalizzare la visualizzazione del sito in base alle tue esigenze.
Le impostazioni sono immediate e non modificano i contenuti originali del sito.